Non ti muovere, di Margaret Mazzantini, Mondadori, 2001

“Non sto cercando pietà, non sto cercando nulla, Angela, credimi, non so nemmeno io perché ritorno a queste cose. E’ che quando si beve troppo non si può fare a meno di pisciare. E si piscia dentro un buco che si porterà via tutto, o contro un muro che non ci conosce.”

Timoteo, realizzato chirurgo, apre il suo cuore ad Angela, la sua bambina in bilico tra la vita e la morte a seguito di un incidente stradale. Un dialogo immaginario nell’attesa del responso divino, la confessione fedele e impietosa di un amore violento e impossibile. Un adulterio consumato nel buio e nello squallore, nel decadente corpo di una donna triste e miserevole, all’insaputa di lei, Elsa, che porta in grembo il sangue del suo sangue: quella bambina ormai quindicenne che ora è distesa sul lettino in sala operatoria, con il cranio aperto e gli occhi chiusi, forse inesorabilmente.

Timoteo si rivolge a lei, mentre con la mente ripercorre le tappe del tradimento, mettendo a nudo la sua cruda viltà e il suo violento ardore, il suo disagio e la sua cosciente volontà nell’essere stato marito infedele e padre assente. Ma i suoi pensieri, le sue parole, i suoi stessi occhi, le parlano soprattutto di lei, Italia, del loro incontro e del loro breve e misero amore, consumato per l’ultima volta in un vicolo, sotto un cielo grondante lacrime di pietà.

***

Un libro che coinvolge con le sue emozioni cariate, in cui ogni frase è poesia. Un uomo parla con la bocca di una donna, che in lui entra per restituircelo distrutto e reale, passionale e vigliacco, nella sua complessità e la sua banale semplicità di essere umano.

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