Costituzione incostituzionale/1

Come avevo previsto (nessuna dote di preveggenza nè di chiara visione della politica, semplice buon senso) la campagna referendaria per il sì utilizza due argomenti principali, denotando la solita mentalità populista (e fraudolenta).
1 – La riduzione del numero dei parlamentari. Peccato che se ne parli a partire dal 2016, quando buona parte dell’attuale establishement sarà, dio volendo, defunto (la speranza è che lo sia almeno politicamente).
2 – L’elezione diretta del premier. Questo discorso va un po’ approfondito.
Qual è la tesi pro elezione diretta? Che è il popolo a scegliere chi lo deve governare (e quale esempio più alto di democrazia di questo è possibile?). C’è un piccolo problema: se il popolo sovrano non ha gli strumenti (informazioni e conoscenza) per potere stabilire a chi sia più giusto affidare il potere, si rischia una deriva plebiscitaria. Sartori scriveva: “La nuova democrazia prefigurata dalla nuova costituzione non è nuova: i costituenti di Philadelphia la chiamavano dispotismo elettivo, e poi è stata chiamata democrazia plebiscitaria. E non è democrazia: nel conservarne le forme, la costituzione ne elimina la sostanza, è incostituzionale.” Pensiamo poi ad alcune contraddizioni: premier eletto dal popolo con enormi poteri, non controbilanciati, e norme antiribaltone (è il terrore di berlusconi). Un semplice discorso logico: se è giusto che non ci siano ribaltoni (vale a dire che non cambi la maggioranza in corso d’opera) perchè andrebbero contro la volontà espressa dal popolo (benchè questa sia la natura del sistema parlamentare, che deve provvedere a risolvere eventuali crisi senza ricorrere continuamente al voto), come è possibile che il premier si dimetta, o che venga deposto e sostituito da un altra persona della coalizione di maggioranza? Non è questo andare contro al volere popolare, che ha scelto proprio lui come premier, dandogli direttamente il suo voto? Mistero. Questo è solo un esempio, come tanti se ne potrebbero fare, ma concludo.
Noi non siamo costituzionalisti, non possiamo dare altro che un giudizio politico su questa riforma. E il mio giudizio è questo: una riforma propugnata dalla lega, che in caso di vittoria del no minaccia di tornare alla secessione per ottenere quei risultati che il nuovo testo della costituzone gli garantirebbe, non può che essere sbagliata, quando non eversiva; una riforma attuata da questa classe politica, in particolare quella che ha effettuato le modifiche, che ha governato per 5 anni a colpi di fiducia e seguendo interessi particolaristici (eufemismo), non può che essere costruita su valori che nulla hanno a che vedere con l’interesse comune, nè con il tanto sbandierato interesse nazionale; una riforma che modifica l’assetto istituzionale, in nome, ci dicono, di un ammodernamento (ora o mai più, è lo slogan) delle regole del sistema, andando a cambiare punti che nulla hanno a che vedere con la modernità (non vedo cosa ci sia di moderno nell’elezione diretta del premier, se non il volere cavalcare la video politica degli ultimi 10 anni), non può che riservare spiacevoli sorprese.
Ma la Costituzione, per l’importanza non solo simbolica che riveste, non può essere soggetta a una riflessione meramente politica. Mi sono informato e ho valutato le ragioni del sì e quelle del no, e soprattutto chi propugna le une, chi le altre. Il grosso dei costituzionalisti si è espresso: 60 su 63 valutano negativamente la riforma.
Io voterò no.

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