Quel poco che vedo in tv è scandaloso. Vorrei chiarire alcune cose.
Con il sistema parlamentare, l’esecutivo è espressione della maggioranza parlamentare, deriva da essa, non viceversa: quando si vota, si vota per la formazione del Parlamento, e solo indirettamente per il Governo, che sarà scelto dalla maggioranza parlamentare che si formerà. E’ funzione precipua del Parlamento determinare la vita o la morte del Governo.
Fino al 1994, vigente un sistema integralmente proporzionale, cosa succedeva? Si andava alle urne e si votava il partito. Dopodichè, il presidente della repubblica effettuava le consultazioni per vedere quale maggioranza fosse possibile, e dava l’incarico a una persona di formare il governo. La coalizione di governo quindi, si formava DOPO e non prima delle elezioni.
Dal 1994, data emblematica per l’inizio della video politica, cambia il sistema elettorale, per ¾ maggioritario e per ¼ proprorzionale. Si sceglie di fatto la coalizione di governo e, implicitamente, il capo del governo, PRIMA delle elezioni. Non è obbligatorio, non è previsto in costituzione che sia questo il procedimento, che anzi è quello descritto sopra. Tant’è che è possibile che cambi il governo senza che si torni alle urne, come di fatto è avvenuto nel 1995 dopo la caduta del primo governo berlusconi, e come sempre è avvenuto in passato. E’ normale e funzionale che il Parlamento si riassetti autonomamente, senza necessità di ricorrere a nuove elezioni. Questo perché il Parlamento è autonomo, una volta eletto deve autogestirsi, pena un’instabilità costante ingestibile.
L’argomentazione del governo, e del capo del governo, scelto dal popolo, è fraudolenta: è il sistema elettorale che porta a una scelta fra due coalizioni, non il sistema istituzionale. Basterebbe un sistema elettorale che garantisca un governo stabile per risolvere il problema, fermo restando che in casi di problemi sarebbe il Parlamento a riposizionarsi: le persone sarebbero le stesse elette dal famigerato popolo, e la coalizione potrebbe in parte modificarsi. E in questo non ci sarebbe niente di straordinario: quando si vota, si vota un partito. Il fatto che oggi sia all’interno di una coalizione dipende dal sistema elettorale, che fa sì che sia più conveniente fare delle coalizioni prima, e non dopo le elezioni, come è sempre avvenuto in Italia fino al 1994, e come avviene tutt’ora in tutti i sistemi parlamentari europei, persino in quelli, come Inghilterra, in cui il capo del governo è più forte: se lo è, è perché il sistema è bipartitico, ossia ci sono due forti partiti che si spartiscono l’elettorato, non ci sono i “partitini ricatto”, come invece ci sono in Italia (sempre grazie a un pessimo sistema elettorale).
La riforma che si voterà il 25 e 26 giugno, trasforma il sistema parlamentare, senza dichiararlo, in altro, un ibrido inesistente in dottrina, perché non si passa a un sistema presidenziale, come quello statunitense (presidente eletto dal popolo, dopo le PRIMARIE, con potere esecutivo, mentre il Congresso, AUTONOMO dal presidente, legifera, tanto che i due, presidente e congresso, hanno durate differenti), né a un semipresidenzialismo, come in Francia (presidente della repubblica e capo del governo eletti, disgiuntamente, dal popolo, e con poteri bilanciati: di fatto governano insieme). Questa riforma annulla il potere di controllo del Parlamento sul Governo, invertendone la forza: mentre ora il Parlamento ha lo strumento della sfiducia per sostituire il governo, o singoli ministri, con la riforma la sfiducia del Parlamento porterebbe alle dimissioni del capo del governo con conseguente scioglimento della Camera, e ritorno al voto. E’ ovvio che questo sistema impone un ricatto del premier sul Parlamento, che ci penserà due volte prima di affossarlo, pena il ritorno alle urne.
Ecco perché si dice che con questo tipo di premier il governo è più stabile, perché il premier ha più forza del Parlamento. Ma sarebbe sufficiente una legge elettorale che non sia una “porcata”, come chi l’ha firmata, l’abominevole Calderoli l’ha definita, e che produca un sistema politico bipartitico – attenzione: bipartitico significa che ci sono due partiti forti, e pochi altri minori; bipolare significa invece che ci sono due poli contrapposti, come ora, con un numero indefinito di partiti, ognuno con un suo peso, anche minimo, determinante, e quindi con un grande “potenziale di ricatto”(termine tecnico).
Insomma, non so quanti di coloro che leggono sanno queste cose, né so quante persone in Italia lo sappiano. Saperle è essenziale per valutare la riforma costituzionale (e non è nemmeno sufficiente), non saperle significa andare a votare sulla base di ciò che la politica, che nulla ha a che vedere con la costituzione, ci racconta.
Costituzione incostituzionale/2
Quel poco che vedo in tv è scandaloso. Vorrei chiarire alcune cose.
Con il sistema parlamentare, l’esecutivo è espressione della maggioranza parlamentare, deriva da essa, non viceversa: quando si vota, si vota per la formazione del Parlamento, e solo indirettamente per il Governo, che sarà scelto dalla maggioranza parlamentare che si formerà. E’ funzione precipua del Parlamento determinare la vita o la morte del Governo.
Fino al 1994, vigente un sistema integralmente proporzionale, cosa succedeva? Si andava alle urne e si votava il partito. Dopodichè, il presidente della repubblica effettuava le consultazioni per vedere quale maggioranza fosse possibile, e dava l’incarico a una persona di formare il governo. La coalizione di governo quindi, si formava DOPO e non prima delle elezioni.
Dal 1994, data emblematica per l’inizio della video politica, cambia il sistema elettorale, per ¾ maggioritario e per ¼ proprorzionale. Si sceglie di fatto la coalizione di governo e, implicitamente, il capo del governo, PRIMA delle elezioni. Non è obbligatorio, non è previsto in costituzione che sia questo il procedimento, che anzi è quello descritto sopra. Tant’è che è possibile che cambi il governo senza che si torni alle urne, come di fatto è avvenuto nel 1995 dopo la caduta del primo governo berlusconi, e come sempre è avvenuto in passato. E’ normale e funzionale che il Parlamento si riassetti autonomamente, senza necessità di ricorrere a nuove elezioni. Questo perché il Parlamento è autonomo, una volta eletto deve autogestirsi, pena un’instabilità costante ingestibile.
L’argomentazione del governo, e del capo del governo, scelto dal popolo, è fraudolenta: è il sistema elettorale che porta a una scelta fra due coalizioni, non il sistema istituzionale. Basterebbe un sistema elettorale che garantisca un governo stabile per risolvere il problema, fermo restando che in casi di problemi sarebbe il Parlamento a riposizionarsi: le persone sarebbero le stesse elette dal famigerato popolo, e la coalizione potrebbe in parte modificarsi. E in questo non ci sarebbe niente di straordinario: quando si vota, si vota un partito. Il fatto che oggi sia all’interno di una coalizione dipende dal sistema elettorale, che fa sì che sia più conveniente fare delle coalizioni prima, e non dopo le elezioni, come è sempre avvenuto in Italia fino al 1994, e come avviene tutt’ora in tutti i sistemi parlamentari europei, persino in quelli, come Inghilterra, in cui il capo del governo è più forte: se lo è, è perché il sistema è bipartitico, ossia ci sono due forti partiti che si spartiscono l’elettorato, non ci sono i “partitini ricatto”, come invece ci sono in Italia (sempre grazie a un pessimo sistema elettorale).
La riforma che si voterà il 25 e 26 giugno, trasforma il sistema parlamentare, senza dichiararlo, in altro, un ibrido inesistente in dottrina, perché non si passa a un sistema presidenziale, come quello statunitense (presidente eletto dal popolo, dopo le PRIMARIE, con potere esecutivo, mentre il Congresso, AUTONOMO dal presidente, legifera, tanto che i due, presidente e congresso, hanno durate differenti), né a un semipresidenzialismo, come in Francia (presidente della repubblica e capo del governo eletti, disgiuntamente, dal popolo, e con poteri bilanciati: di fatto governano insieme). Questa riforma annulla il potere di controllo del Parlamento sul Governo, invertendone la forza: mentre ora il Parlamento ha lo strumento della sfiducia per sostituire il governo, o singoli ministri, con la riforma la sfiducia del Parlamento porterebbe alle dimissioni del capo del governo con conseguente scioglimento della Camera, e ritorno al voto. E’ ovvio che questo sistema impone un ricatto del premier sul Parlamento, che ci penserà due volte prima di affossarlo, pena il ritorno alle urne.
Ecco perché si dice che con questo tipo di premier il governo è più stabile, perché il premier ha più forza del Parlamento. Ma sarebbe sufficiente una legge elettorale che non sia una “porcata”, come chi l’ha firmata, l’abominevole Calderoli l’ha definita, e che produca un sistema politico bipartitico – attenzione: bipartitico significa che ci sono due partiti forti, e pochi altri minori; bipolare significa invece che ci sono due poli contrapposti, come ora, con un numero indefinito di partiti, ognuno con un suo peso, anche minimo, determinante, e quindi con un grande “potenziale di ricatto”(termine tecnico).
Insomma, non so quanti di coloro che leggono sanno queste cose, né so quante persone in Italia lo sappiano. Saperle è essenziale per valutare la riforma costituzionale (e non è nemmeno sufficiente), non saperle significa andare a votare sulla base di ciò che la politica, che nulla ha a che vedere con la costituzione, ci racconta.
20 Giugno 2006
Categorie: 4. commento . Tag:berlusconi, calderoli, costituzione, governo, parlamento, sistema elettorale, sistema parlamentare . Autore: As
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