Ebano, di Ryszard Kapuscinski, Feltrinelli, 2000

“Ma di tutta questa varietà, di questo mosaico cangiante composto di sassi, ossa, conchiglie, ramoscelli e foglioline, rimane ancora molto. Più lo contempliamo e più ci accorgiamo di come sotto ai nostri occhi le parti di questo puzzle cambino posto, forma e tinta, finchè non sorge uno spettacolo che ci abbaglia con la sua varietà, la sua ricchezza, il suo caleidoscopio di colori.”

Appunti, descrizioni e riflessioni di un giornalista polacco in terra d’Africa. Kapuscinski vive il continente da viaggiatore curioso e desideroso di respirane l’aria, accarezzarne le dune, succhiarne l’ultima goccia d’acqua. Un viaggio durato decenni, alla conoscenza dell’Africa e delle sue migliaia di popolazioni, dei loro costumi, della loro cultura.

Attraversa deserto e grande foresta tropicale su camion pericolanti e percorsi incerti, raggiunge isole e le abbandona su aerei instabili e barconi improvvisati, rischia la vita ammalandosi di malaria e tubercolosi o combattendo contro un cobra, dorme in stanze povere e infestate da zanzare e scarafaggi, compra amuleti e informazioni. Vivendo da Nero, e non da Bianco, vince la diffidenza della gente, e impara a farsi accettare.

Nei suoi viaggi incauti e disperati e nei suoi incontri semplici e straordinari, diviene testimone di guerre e colpi di stato, fame e miseria. Ci racconta così un’Africa dominata da warlords e dirigenti corrotti, in cui chi ha le armi ha il potere, e chi ha il potere ha il cibo. Un Paese dilaniato da guerre civili, in Ruanda, in Sudan, in Etiopia, in cui i bambini si ammazzano gli uni gli altri, girando vestiti di stracci e armati di pistola. Ma ci parla anche di un mondo vivace e colorato, che ha le sue tradizioni che il mondo occidentale non sa comprendere, e nemmeno comunicare.

Un mondo in cui tutto è vincolato dalla natura: dai ritmi di vita, lenti e senza fretta imposti dal clima, all’architettura; dalla cultura collettivista come arma di difesa contro un territorio da sempre ostile, alla profonda spiritualità. L’interminabile rituale dei saluti, la gioia del ritorno a casa, il mercato come occasione di incontri e conoscenze, lo scambio come forma suprema di umanità, sono solo alcuni dei molteplici e variegati aspetti della cultura africana, ricca e abbandonata.

***

Non è un romanzo, né un saggio. E’ l’esperienza diretta di un giornalista raccontata da lui stesso, senza fini moralistici né accusatori. Base reale per i suoi commenti e le sue riflessioni, e stimolo per quelli del lettore. Un nudo resoconto di ciò che succede nel continente nero, “un secolare, chiuso continente a parte, dove coesistono boschi di banane, magri campicelli di manioca, giungle, lo sterminato Sahara, fiumi in via di prosciugamento, boscaglie che si diradano, mostruose città malate: una zona del mondo percorsa da un’inquieta, violenta carica di elettricità.”

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