Motori cinesi

Mi si è chiesto un commento alla notizia secondo cui Amnesty International ha denunciato Google, Microsoft e Yahoo! per collaborazione con il regime cinese, attuata sottoponendo a censura blog e siti di coloro che per il regime sono “dissidenti”. Yahoo! si è spinto ancora più in là, fornendo i riferimenti di alcune persone che sono così state catturate e imprigionate.
Appena letta la notizia, ho pensato “Mi sembrava strano che tre colossi come le suddette aziende fossero pulite…”, pensiero incalzato subito da un commento su Amnesty, che (ancora una volta si direbbe, se non si conoscessero i risultati che ottiene) si fa paladina di una causa persa. Un commento che porta con sé una specie di disturbo, insofferenza, della serie “e cheppalle”. Un istante, un riflesso quasi (tristemente) incondizionato.
Di fronte a una notizia del genere, la prima reazione è di fastidio, non per gli accusati, ma per chi accusa, perché accusa. Sono quasi certo che altri, forse tutti, abbiano avuto una reazione del genere, salvo forse non riconoscerne poi il paradosso, e suffragarla con un ragionevole argomento che suona più o meno: “un’azienda, specie di quelle dimensioni, non può certo stare a fare le pulci a questi cani (è proprio il caso di dirlo). Il loro scopo è guadagnare, non fare del moralismo, o, meglio (o peggio?) ancora, politica”. Sbaglio? Spero, ma dubito.
Da un ragionamento del genere consegue che non si tratta nemmeno di stabilire se queste tre aziende facciano bene o male. Fanno e basta. A loro conviene così, e nel mondo dell’economia, del resto, questo conta: la convenienza, il rientro economico. Economia…mai parola fu più fraudolenta, in suo nome si accetta tutto, e ci si prona, chi di fronte ad adorarla, chi di schiena a soddisfarla, suo malgrado. E allora Amnesty, Commercio equo, Banca etica, Turismo responsabile, sono parole al vento, incomprensibili per chi non cerca altri sentieri, e segue la linea bianca (più che tratteggiata: il sorpasso è incentivato, specie se ottenuto senza mettere la freccia) che indica la strada sulla via maestra. Hai ragione tu: se guardi a questo mondo, quello che viviamo, l’unico che conosciamo e concepiamo (con il nostro cervello da post primati) è indiscutibilmente così: la denuncia di Amnesty non è che un’inutile scocciatura, tanto più fastidiosa quanto più sterile.
Che collabori pure con i censori cinesi Google, la cui dichiarata mission è “organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili” (sito Google). E che assista pure il regime Yahoo!, che fornisce agli utenti del Web quelle “ informazioni che mettano in primo piano il loro patrimonio nazionale e linguistico” (sito Yahoo!), per poi informarne chi comanda, quando quel “patrimonio nazionale”, fatto di ingiustizie e soprusi, viene messo in discussione. E che non si dica niente di Microsoft, che non fa che cercare di aiutare tutti noi a attuare le nostre potenzialità. La sua “mission: permettere alle persone di arrivare sempre più lontano e raggiungere obiettivi che non avrebbero mai ritenuto possibili”(sito Microsoft). Fosse per loro, regalerebbero ai cinesi aerei per superare montagne e navi per attraversare oceani. E appena possono, li intrappolano nella rete.

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