di Andrea Solieri
Da Madrid a Milano, passando per il “no” di Londra. Il mondo della moda è stato di recente scosso dalla decisione del governo regionale di Madrid di inibire le passerelle alle giovani modelle troppo magre. Il limite imposto è 18, come età, ma soprattutto come BMI (body mass index), indice della forma fisica calcolato dividendo il peso in chili per il quadrato dell’altezza in metri (se inferiore a 18,5 si parla di sottopeso). La motivazione alla base della decisione è l’assunto che il modello di bellezza rappresentato da queste ragazze, magre al limite – spesso oltrepassato – della patologia, abbia gravi conseguenze su chi le vuole emulare, sottoponendosi a regimi insostenibili. Cadendo insomma nei cosiddetti Disturbi del Comportamento Alimentare, anoressia e bulimia in primis. Lungi dal pensare che queste malattie siano determinate da un mero fattore sociale, ne abbiamo parlato con lo staff di psichiatri che si occupa di DCA presso la casa di cura Villa Rosa di Modena: il direttore sanitario Pierluigi Forghieri, e le psichiatre Patrizia Gasparini e Daria Zampolli.
Quanto incidono i modelli di bellezza proposti dalla società sui DCA?
“Non molto in realtà. I canoni estetici possono fungere da causa scatenante di una malattia che ha radici ben più profonde, prima fra tutte il contesto famigliare, e il rapporto con la madre in particolare. Sono questi che influiscono in maniera determinante sul primo fattore causa dei DCA, quello biologico. I fattori sociali agiscono solo per ultimi: se anche cambiassero i canoni estetici non avremmo certo una riduzione drastica di casi di DCA. Basti fare due considerazioni: intanto i primi casi di anoressia datano 1650 (quando ancora non c’era la televisione); secondo, la parte sintomatologica più evidente si può riscontrare già in bambini di 4-5 anni, non ancora soggetti alla pressione sociale, che risentono invece già delle dinamiche interne alla famiglia.”
Come si spiega che i DCA siano stati fino a poco tempo fa appannaggio del mondo occidentale e che il 90% delle vittime siano donne?
“Questo dipende senz’altro dalla cultura intesa in senso più ampio, e non solo dai canoni estetici, che pure ne fanno parte. Il contesto culturale si ripercuote nei rapporti famigliari, che possono poi essere la causa del disturbo. Naturalmente si tratta sempre di rapporti patologici. Non dimentichiamo poi che le adolescenti (la fascia 12-18 è la più soggetta ai DCA) sono come una spugna che assorbe dall’esterno tutto ciò che emerge. Il modello rappresentato dalla moda dà loro la giustificazione per dire “che male c’è se dimagrisco, guarda loro come sono belle…”, ed iniziare una dieta. Ma ciò che più conta è che sono ragazzine che non sono pronte ad affrontare i cambiamenti dell’adolescenza, del diventare donne autonome. Il loro traguardo non è la bellezza, ma l’annullamento del corpo, la trasparenza, il fatto di non esserci più.”
Come vedete dunque la decisione del consiglio di Madrid?
“Utile per le modelle, finora costrette a sforzi così intensi per diventare come il mondo che sognano le vuole. E’ dannoso che ragazze così magre (spesso anoressiche e quindi malate) vengano percepite come bellezze normali da imitare. Forse gli stilisti ritengono più facile vestire un corpo senza forme. Alla donna è oggi chiesto di incarnare un modello androgino, non più emblema di femminilità, ma molto intrigante. Non crediamo però che la decisione di Madrid possa influire in modo determinante nel ridurre i casi di DCA, che, come detto, dipendono da fattori più profondi.”
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