Uhm…troppo…troppo…Troppi gli argomenti di attualità accumulati e non digeriti in questi giorni.
Dalle speranze nate con l’inchiesta del giornalista dell’espresso Fabrizio Gatti sul Policlinico Umberto I; alla morte prematura delle stesse, sancita da frettolosi ed evidentemente organizzati controlli dei Nas – 321 le strutture ispezionate, 111 segnalate all’autorità giudiziaria, solo 56 a carattere penale.
Dall’euforia – fisica conseguenza da interruzione di crisi d’astinenza da simili occasioni – per le parole posate e di buon senso di un alto prelato (il cardinale Carlo Maria Martini) su cure palliative e accanimento terapeutico – ma la dannazione resta spauracchio da agitare contro i profeti dell’eutanasia; alla cronica insofferenza per le notoriamente intolleranti parole di un altro cardinale (Camillo Ruini) sugli antisociali pacs – dio ci preservi dal nominare la parola matrimonio per una coppia omosessuale, figlia del demonio.
Dall’annuncio del raddoppio della base americana a Vicenza, benedetta da un Governo che nel sottolineare la necessità – impellente a sentirli, come il bisogno di evacuare che sentiamo noi nel guardarne le mefistofeliche serafiche facce – di non infrangere impegni presi dal precedente Governo – ma non sono lì proprio per questo, e per tanto ancora di più? – lascia la patata bollente a un consiglio comunale; a un altro raddoppio (questo sì di competenza locale), quello dell’inceneritore della nostra beneamata città, che sente il bisogno di respirare aria ancora più fetida, non bastassero le polveri sottili – quelle sottilissime restano fantasmi che aleggiano nei nostri alveoli – che da settimane superano regolarmente i limiti di tolleranza.
Dal clima artificiale che se ne fotte delle stagioni e ci dà 27 gradi il 20 di gennaio – prospettando tempi duri, e bui, e caldi, e asciutti, e bagnati – e un vento bollente che soffia a 270 km/h, provocando, direttamente o indirettamente, la morte di 47 persone oltralpe – magra rivincita della vecchia Madre Terra, violentata e mutilata dalla nuova dea Crescita, moglie di Sviluppo, genitori di Competitività; al World social Forum di Nairobi, grande assente dai mezzi di informazione, che se non hanno niente da promuovere, fosse anche solo l’ottima azione di contrasto di facinorosi no global ad opera di un Governo fascista e assassino – a proposito: sparite le due molotov infiltrate dagli agenti di polizia nella scuola Diaz, proprio ora che da prove contro i manifestanti erano diventate prove contro la polizia (certe volte il caso…) – se ne fottono di 50 mila persone riunite in una baraccopoli da sesto mondo per contrastare – al grido, stridente in questo mondo ovattato dalle multinazionali dei cotton fiock, “un altro mondo è possibile” – tutti i fenomeni di cui sopra. Il silenzio sull’evento è tanto più comprensibile, quanto più si riconosce che dare voce – e credibilità – a questo movimento mondiale significherebbe opporsi all’attuale sistema di potere, di rapporti di forza, di gestione del mondo, di cui noi tutti siamo parte – apocalittica o integrata, ma pur sempre parte. Una manifestazione su scala mondiale, utopica e spiazzata dal ritorno, tanto liberale quanto razzista, a un patriottismo artigianale. “Prodotto in Italia” è la garanzia di qualità per molta della rozza merce da due soldi – calzini, sciarpe di lana, maglie di nylon, scarpe di pezza – esposta sulle bancarelle alla fiera di sant’Antonio, che cerca di contrastare l’avanzata del gigante cinese e della sua bassa mercanzia, ottenuta a basso costo con lo sfruttamento dei lavoratori – i diritti umani in Cina li violano solo da qualche anno, da quando sul mercato – fanculo – sono misteriosamente comparsi palloni senza firma che costano meno di quelli griffati nike. Sarà forse merito degli ingegneri indiani, che fra qualche anno invaderanno il pianeta, sottomettendo i tanti filosofi occidentali. E allora sì che ci mangeremo le dita. Guardandoci indietro, ci chiederemo desolati e sconfitti: perché non ci siamo profusi maggiormente nel forgiare alacremente e sistematicamente menti scientifiche – e non quelle checche di umanisti – che potessero fermare…l’avanzata indocinese? Ma questo è solo un gioco di fantasia, perché a quel punto non ci arriveremo. Qualcuno avrà provveduto per noi. Boooooooomba, e fiesta!
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