di Andrea Solieri
Anche Modena vive lo sconvolgimento che l’uccisione dell’ispettore di polizia Filippo Raciti e il decreto legge emanato dal Governo, come diretta conseguenza del tragico evento di Catania, hanno prodotto nel mondo del calcio nazionale. Dopo lo sconcerto iniziale, a mettere in moto il sistema del calcio modenese non è stata tanto l’annunciata “sospensione a tempo indeterminato” delle partite – che aveva per altro trovato l’accordo del Modena FC, ma che poi si è di fatto tradotto in un’unica giornata di stop – quanto invece l’obbligo di disputare le gare a porte chiuse anche a Modena, data la riscontrata inagibilità dello stadio Braglia. La decisione, assunta dall’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, ha sollevato perplessità e indignazione da più parti, in particolare di fronte alla la possibilità concessa ad altri stadi, più piccoli ma meno sicuri, di aprirsi ai tifosi (secondo quanto disposto dal decreto Pisanu del 2005, che prevede che le norme in tema di sicurezza delineate non si applicchino a impianti di capienza inferiore ai 10mila posti). Lo stesso Modena FC ha da subito tentato la strada dell’omologazione del Braglia per meno di 10mila spettatori, scontrandosi però con il no del prefetto: il Braglia è omologato per 20.507 posti e quindi, in base al nuovo provvedimento, deve soddisfare tutte le disposizioni del decreto Pisanu, anche quelle che fino ad oggi ha potuto evadere grazie alle deroghe presenti nel decreto stesso. Fino a che non sarà a norma dunque, non sarà agibile, e gli spettatori dovranno accontentarsi di una radio o di un decoder satellitare per seguire le partite dei “canarini”. Come evidenziato dall’Osservatorio, l’inagibilità è dovuta all’assenza di tornelli agli ingressi dello stadio e alla mancanza di un completo sistema di videosorveglianza, entrambi sistemi previsti dal decreto dell’ex ministro degli Interni. Ancora: una precedente legge del 2003, richiamata nell’attuale decreto, incaricava le società di provvedere all’adempimento delle disposizioni previste per la sicurezza negli stadi: per questo motivo, appaiono non del tutto lecite le dichiarazioni di questi giorni dei dirigenti del Modena FC che declinano ogni responsabilità (pur assicurando che la società si farà carico, con modalità ancora da definirsi, degli abbonati). La stessa Maria Carafoli, responsabile degli impianti sportivi per il Comune di Modena, seppur sottolineando che “Comune e Modena FC hanno sempre fatto ragionamenti condivisi”, specifica che “sta alla società provvedere ai tornelli, mentre per il sistema di videosorveglianza, Comune e Modena calcio hanno già speso 130mila euro. L’Amministrazione ha inoltre provveduto negli anni scorsi alla costruzione della divisoria presso la piscina Dogali e della copertura della curva Montagnani, così come da impegni presi.” Quanto occorrerà prima che si possano riaprire i cancelli ai tifosi, non è ancora dato sapere. “Di certo, prima di due mesi non si riuscirà a portare l’impianto a norma, ma possiamo sperare che l’Osservatorio conceda ai prefetti la possibilità di valutare le situazioni caso per caso. Al Braglia, la sicurezza è garantita: zone di prefiltraggio e biglietti nominativi consentono già di identificare gli spettatori. Addirittura, lo scorso anno, l’allora ministro Pisanu aveva fatto richiesta al sindaco Pighi di far disputare al Braglia la partita “calda” Genoa-La Spezia, proprio per le condizioni di sicurezza del nostro stadio, giudicato il più sicuro della pianura padana”. Sostanzialmente concorde sulle buone condizioni di sicurezza dello stadio e sulla scelta di ridurne la capienza, il prefetto Giuseppe Ferorelli invita tuttavia ad “aspettare che la situazione si calmi un po’ dopo il tragico evento di Catania, meglio non prendere decisioni avventate dettate dalla tensione del momento. Le basi per la riduzione dei posti a meno di 10 mila ci sono, e intanto ci si sta muovendo in quella direzione, ma è bene attendere maggiori direttive da Roma. Certo è che le misure previste dal decreto Pisanu aumentano il livello di sicurezza, e sono quindi auspicabili, oltre che necessarie.” Necessarie non solo per l’incolumità degli spettatori, ma anche per gli agenti stessi, che non sempre lavorano in condizioni adeguate. A sentirli, non vi è differenza tra questo servizio – di presidio a una struttura comunale, ma in uso, e a beneficio, di una società privata – o un altro: l’importante è che siano garantite condizioni di sicurezza, in particolare attraverso validi sistemi di identificazione delle persone che fungono come primo deterrente dal compiere atti violenti e illegali. In questo sono ben rappresentati dal prefetto, che non intende sottoporli a rischi inutili: “La forza pubblica deve essere presente a qualunque manifestazione, anche non sportiva, in cui sia consistente la partecipazione, perché in questi casi aumenta il rischio di problemi di ordine pubblico. Ovviamente, il numero di agenti deve essere commisurato alla quantità, e alla qualità, del pubblico. Così è a Modena, dove, del resto, non vi sono mai stati particolari problemi fuori dallo stadio, come invece accade spesso in altre piazze. Troppe forze dell’ordine possono sembrare una provocazione? Non credo: in generale la loro presenza è indice di sicurezza e di presidio di legalità per tutti.”
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