Valore casa. Residenza pubblica e canoni per affitti a Modena

di Andrea Solieri

Alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp), ovvero: case popolari. 6500 appartamenti tra Modena e provincia, abitati da 15mila persone, su una popolazione residente, al 1° gennaio 2006, di 665mila. Due ogni cento. Pochi gli imprenditori, gli artigiani e i lavoratori autonomi. Molti quelli dipendenti e i pensionati. Sempre di più, gli stranieri. Comuni denominatori tra queste categorie di soggetti, requisiti indispensabili per l’assegnazione dell’alloggio: cittadinanza italiana o altra condizione ad essa equiparata, residenza o attività lavorativa nel Comune di presentazione della domanda, basso reddito famigliare. Queste le caratteristiche degli utenti finali dell’edilizia residenziale pubblica, sommate a quelle che nell’apposito regolamento del Comune di Modena sono identificate come “condizioni soggettive” del nucleo famigliare (presenza di anziani o invalidi, condizione di single, famiglie monogenitoriali e con affidamenti); “condizioni oggettive” (situazione di disagio abitativo, inadeguatezza dell’alloggio, sistemazione precaria); “condizioni sociali” (situazioni di disagio sociale, quali gravi conflitti famigliari, rischio per i minori, difficoltà di integrazione sociale). Tali condizioni vengono vagliate dalla Commissione per l’assegnazione di alloggi di Erp, che procede poi alla definizione di una graduatoria aggiornata trimestralmente, e passa la palla all’Acer (Agenzia Casa Emilia Romagna) della Provincia di Modena.

Derivata dall’Istituto autonomo case popolari, ente pubblico istituito dal Consiglio comunale di Modena nel 1907, l’Acer è oggi un ente pubblico economico, una sorta di “azienda pubblica” (i soci di maggioranza sono Provincia e Comuni), che agisce da strumento dell’amministrazione, con la quale stipula un contratto di servizio per l’attuazione delle politiche abitative. “Prima eravamo proprietari, costruttori e gestori del patrimonio pubblico abitativo – ci spiega Raffaele Caruso, direttore generale dell’Acer della Provincia di Modena – mentre oggi siamo un’azienda erogatrice di servizi per i Comuni della provincia. Svolgiamo tutte le funzioni gestionali amministrative che la legge regionale (n. 24, 8 agosto 2001) aveva trasferito ai Comuni, come la determinazione dei canoni, la stipula dei contratti, la gestione dei cambi di alloggio (previsti in particolare per soddisfare le nuove esigenze di una famiglia il cui nucleo sia cambiato dal momento della prima assegnazione). E se quando le cose sono cambiate anni fa temevamo di chiudere i battenti, oggi la nostra attività è intensa e indispensabile.” Cresce il bisogno di case popolari? “Sì, i prezzi per affitto di appartamenti privati sono alle stelle. L’edilizia pubblica a livello nazionale possiede però non più del 4% del patrimonio abitativo…se i Comuni, attraverso Acer, potessero costruire di più, sarebbe possibile un calmieramento dei prezzi del mercato della casa.”

A parità di alloggio, il prezzo medio di un affitto a canone libero si aggira attorno agli 800 euro, che scendono a circa 450 per un canone concertato (stabilito di comune accordo tra i sindacati di inquilini e quelli dei proprietari), mentre la media di un canone per un alloggio di edilizia popolare è di 131 euro al mese. “C’è un baratro di differenza”, sottolinea Caruso, che continua: “Come Acer, abbiamo costituito una società di scopo per costruire alloggi in locazione permanente a un canone più basso rispetto a quelli di mercato. Così potremo affittarli e contribuire, nel tempo, a far scendere i prezzi degli affitti dei privati. Acer dispone inoltre di un proprio patrimonio immobiliare di 500 alloggi, costruiti in autofinanziamento e che non sono stati trasferiti ai Comuni. Ma poiché non ci arrivano finanziamenti dalla Regione per la manutenzione, li affittiamo a un canone concertato di circa 350 euro al mese.”

Finanziamenti che potrebbero presto arrivare invece per la manutenzione della case popolari. Di recente lo Stato ha infatti stanziato 550milioni di euro ad hoc, 32 milioni dei quali sono destinati all’Emilia Romagna e verranno ripartiti tra le diverse Province della Regione sulla base dei programmi che le stesse hanno prodotto nei mesi scorsi. Ora è solo questione di tempo: l’iter si è concluso il 22 ottobre, ed entro il 2 novembre il Ministero delle Infrastrutture dovrebbe deliberare, assegnando le varie risorse. Anche Modena ha bussato alla porta del Ministero: è stato infatti presentato un programma per la manutenzione di 262 appartamenti, oggi vuoti per condizioni oggettive di inagibilità, del costo previsto di 8milioni di euro. Ora si attende che quella porta si apra. Sperando che non crolli.

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