di Andrea Solieri
Tra il 2000 e il 2005, in base ai dati pubblicati dal registro tumori della provincia di Modena, sono stati diagnosticati nel territorio provinciale 13.704 casi (2.342 solo nel 2005) di tumore tra i maschi e 11.215 (1.930 nel 2005) tra le femmine, secondo un trend sostanzialmente stabile. L’analisi ha identificato un’area a basso rischio nella zona sud della provincia (collina e montagna) sia per i maschi che per le femmine, ed una possibile area a rischio più elevato a nordovest (bassa pianura) per gli uomini.
Tra i fattori di rischio, a incidere maggiormente sono una dieta inadeguata (30%) e il consumo di tabacco (16%). A seguire, infezioni (8%), esposizione occupazionale (5%), inquinamento ambientale (2%), e una serie di altri fattori costitutivi della persona (storia familiare, condizioni ereditarie, etc) e legati allo stile di vita (obesità, inattività fisica, etc). Questi i dati, così come si presentano.
Ma se vogliamo spiegare il lento ma costante aumento dell’incidenza dei tumori in provincia di Modena, dobbiamo innanzitutto considerare due elementi: invecchiamento della popolazione e campagne di prevenzione. Perché i tumori sono patologie che colpiscono in tre casi su quattro persone ultra sessantenni (non fosse altro che per il decorso della malattia, che può attendere anche venti anni prima di manifestarsi), e, pertanto, aumentano contestualmente all’aumento della popolazione anziana. E perché le campagne di prevenzione, se efficaci, fanno venire a galla tanti casi esistenti ma non ancora manifesti, con il vantaggio di una diagnosi precoce e, quindi, di una maggiore possibilità di cura e guarigione.
A confermarlo è il professor Massimo Federico, ordinario del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia dell’Università di Modena e direttore del Registro tumori della provincia. “Quello che possiamo dire a seguito dell’analisi condotta è che l’aumento che noi riportiamo tutti gli anni è quasi tutto spiegabile con l’invecchiamento della popolazione. A questo, si aggiunga l’avvio di campagne di diagnosi precoce, i cosiddetti screening, che determinano un boom iniziale di diagnosi di nuovi casi, per poi riassestarsi sui valori precedenti la campagna, ma in un certo senso migliori: i nuovi casi sono infatti in gran parte diagnosticati in fase precoce, e quindi più efficacemente curabili. E’ successo così con il boom del tumore alla prostata tra il 2000 e il 2002, e con quello alla mammella nella seconda metà degli anni Novanta, e prima ancora con quello all’utero, tutti a seguito di intense campagne di prevenzione E così ci si attende succeda per i tumori del colon-retto, per i quali è di recente iniziata l’azione di sensibilizzazione.”
Che rilevanza ha il fattore ambientale? “Tutti sospettiamo che l’ambiente sia un fattore importante, che condiziona lo stato di salute della popolazione. Ma mentre per alcune malattie è facile correlare malattia e fattore ambientale, per i tumori è più difficile, perché si manifestano anche dopo venti anni da una eventuale esposizione a inquinanti tossici. E questo a maggior ragione se l’esposizione è quotidiana e a basse dosi, perché l’organismo, per fortuna, si munisce di sistemi di difesa. Venendo alla polemica che mi ha visto protagonista in questi giorni, io non ho mai detto che l’inceneritore non fa venire i tumori, ma che finchè non migliorano le nostre capacità di indagine, non è possibile né corretto sostenerlo come se fosse un dato di fatto.”
Come si spiega che in certe zone della provincia certi tumori siano più diffusi che in altre? “Tutto il lavoro di monitoraggio ci ha portato a dire che, complessivamente, nelle zone della collina e della montagna ci sono meno tumori. Noi pensiamo dipenda dalla qualità dell’aria, o forse dallo stile di vita delle persone. Di contro, abbiamo rilevato nella bassa pianura un eccesso statisticamente significativo rispetto a quello che ci saremmo aspettati per quanto riguarda l’incidenza del tumore al polmone negli uomini e di quello alla mammella nelle donne. Dobbiamo quindi approfondire, perché ci sono meno del 5% di probabilità che quell’eccesso inatteso sia legato al caso. Per il tumore al polmone degli uomini le prime due cose da analizzare sono le abitudini personali, in particolare il fumo, e l’ambiente di lavoro. Solo in seconda istanza l’ambiente esterno, ma posso dire che è improbabile che possa essere la causa, dal momento che nelle donne, che pure sono presenti nello stesso territorio, non si è riscontrata alcun eccesso. Per il tumore alla mammella, ne conosciamo abbastanza bene i fattori di rischio, quindi si tratta di farne un’analisi con riferimento alla popolazione femminile della bassa.”
Tra questi fattori, nel rapporto è indicato anche “Stato socio-economico”. In che termini incide? “Non ci sono elementi per dire che le donne economicamente e socialmente disagiate hanno dei fattori di rischio intrinseci. Il discorso è tutto sociale: queste donne spesso non vengono raggiunte dalle informazioni sui rischi per la salute di determinate abitudini, e si trascurano quindi dal punto di vista della prevenzione.”
Un peccato mortale, visto che, se adeguatamente trattato, il tumore alla mammella è curabile nel 90% dei casi.
Ancora nessun commento.
Ancora nessun commento.
