Contro le atomiche. Una legge di inziativa popolare per rendere l’Italia zona libera da armi nucleari

di Andrea Solieri

Novanta. Tante sono le testate atomiche presenti in Italia. Cinquanta nella base dell’esercito statunitense ad Aviano (Pordenone) e quaranta nell’aeroporto militare di Ghedi (Brescia). Novanta bombe nucleari di tipo B-61. Un potenziale atomico 900 volte quello della bomba (“Little Boy”) sganciata il 6 agosto 1945 su Hiroshima dall’aviazione americana. Novanta bombe atomiche sul territorio italiano. Nonostante l’Italia, in qualità di “Stato non nucleare”, avesse aderito nel 1969 al Trattato di non Proliferazione Nucleare. Nonostante il Parlamento italiano avesse ratificato nel 1975 quella decisione, impegnando il Paese a non produrre né acquisire in alcun modo armi nucleari.

In virtù di questi vincoli, formali, l’Italia potrebbe rifiutarsi di tenere queste novanta testate nucleari, che “conserva” per conto degli Stati Uniti. Unendosi a Canada, Grecia, Danimarca, Austria ed Islanda, che, pur continuando a far parte della Nato, hanno chiesto ed ottenuto di non ospitarne ordigni atomici sui rispettivi territori. Divenendo così, a tutti gli effetti, “Zona libera da armi nucleari”. Così come chiedono le 53 organizzazioni promotrici di una legge di iniziativa popolare, depositata il 25 luglio 2007 in Cassazione.

Due soli articoli, in cui si legge: “Il territorio della Repubblica Italiana, ivi compresi lo spazio aereo, il sottosuolo e le acque territoriali, è ufficialmente dichiarato “zona libera da armi nucleari” […] Il transito e il deposito, anche temporaneo, di armi nucleari e di parti di armi nucleari non è ammesso in nessuna circostanza sul territorio della Repubblica.” Due semplici articoli con cui il Governo si impegna a prendere misure opportune per assicurare che in Italia non vi saranno più armi nucleari. Né fisse né di passaggio. Né in cielo, né in terra, né in acqua. Le prime due firme, simboliche, furono apposte il 30 settembre dai sindaci di Aviano e di Ghedi.

La raccolta vera e propria iniziò il giorno successivo, all’inizio della Settimana della Pace (1-7 ottobre). Per eliminare le bombe, e instaurare un circolo virtuoso, rilanciando così i negoziati internazionali volti allo smantellamento progressivo e concordato delle armi nucleari esistenti. Esattamente come previsto dal Trattato di Non Proliferazione Nucleare, che si fondava su un accordo duplice: le cinque potenze nucleari (allora USA, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina) si sarebbero impegnate a lavorare per il disarmo nucleare totale, mentre tutti gli altri Stati si sarebbero impegnati a non dotarsene mai. Correva l’anno 1969.

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