Numero 0

Sono arrivato. In ritardo, come sempre sono. Perlomeno, nella pratica. Perché nella teoria, diciamo pure nell’immaginazione, spesso arrivo prima. Non degli altri. Prima di me stesso. Un esempio? Questa rubrica. Nella mia testa da più di dieci giorni, solo oggi le dò una forma fisica, concreta (per quanto fisici e concreti possano essere questi 0 e 1 che si ripetono ossessivi). L’oDiario, rubrica di odio quotidiano. Un nome così geniale nella sua semplicità, che è nato prima ancora dell’idea sui contenuti che avrebbe raccolto. Non è mio, mio malgrado. Ma di Bergonzoni, che spero non me ne voglia se lo prendo in prestito. Troppo azzeccato per lasciarlo ai suoi devastanti giochi di parole: se penso a quante persone ho odiato ogni singolo giorno della mia vita…Fino agli ultimi dieci. Valentino Rossi, quello che “io non ho fatto niente di male”, ma poi patteggia col fisco per restituire una decima parte di quel che gli dovrebbe. Ladro. Il Fisco stesso, che non gli fa pagare fino all’ultimo euro, e anche di più, che gli sia di lezione. Cagasotto. Ferrara (l’uomo, non la città, benché una vecchia battuta sostenga che il nostro sia così grasso da fare provincia), che propone una moratoria contro l’aborto sulla falsa riga di quella contro la pena di morte, a individuare una analogia tra i due fatti, aborto e pena di morte. Bastardo. De Mita, il giurassico (così definito da Francesco Bonazzi e Marco Damilano in un bell’articolo, Gli impresentabili, sull’Espresso). Che abbandona il PD perché sceglie le candidature “sulla base dell’età, e non dell’intelligenza”, offendendo la sua dignità. Vecchio testa di cazzo. Mimun, Fede e Mulè, che fanno quel tristemente noto “uso improprio della televisione pubblica”, legittimando con falsi pretesti (i posti di lavoro, pensa te) la loro illegale, e indecente, presenza in televisione. Laidi. Il loro presidente, Berlusconi, che offre l’ennesima versione dell’editto bulgaro contro Biagi (e Santoro e Luttazzi), che “ha lasciato la Rai perché voleva una ricca buonuscita”. A 81 anni suonati. Pezzo di merda. Il suo contraltare, Veltroni, che ha il coraggio di correre da solo ma non di dire una sola parola sul conflitto di interessi. Interessato. Ecco, tutti questi avrebbero riempito la quotidiana rubrica, se l’avessi iniziata in tempo. Ma si inizia solo ora. E allora, per amore di giustizia, oggi odio me stesso. Per non arrivare mai puntuale all’appuntamento con la mia immaginazione.

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