La cura migliore. Il consumo di farmaci in Italia e a Modena

di Andrea Solieri

Per una spesa complessiva di oltre 23 miliardi di euro, nel 2006, ogni giorno sono state prescritte 857 dosi di farmaco ogni 1000 italiani. Un aumento del 47,5% rispetto al 2000. Il rapporto sull’uso dei farmaci in Italia dell’Osservatorio nazionale sull’impiego dei medicinali (OsMed) non lascia spazio a repliche: nel giro di sei anni, il consumo è quasi raddoppiato. La spiegazione di questo fenomeno non è univoca.

“In parte l’aumento dell’uso di medicinali è giustificabile dall’aumento della popolazione anziana”, ci spiega la dott.ssa Susanna Maltoni, farmacista, di stanza presso il CeVEAS, il Centro di Valutazione dell’Efficacia dell’Assistenza Sanitaria che contribuisce alla stesura del rapporto dell’OsMed. Parole confermate dai numeri: gli over 60 assorbono il 56% della spesa e il 61% delle dosi prescritte. Un ultra settantacinquenne ha un consumo di circa diciassette volte superiore a quello di una persona con età compresa tra i 25 e i 34 anni. Considerato ciò, le case farmaceutiche non possono che gongolare al costante aumento della speranza di vita. Ma l’età, da sola, non basta a spiegare la diffusa crescita dell’uso di farmaci, in Italia come nel piccolo della nostra provincia, in cui la media di dosi giornaliere prescritte si attesta sulle 772 ogni mille abitanti. “Gli stili di vita che contraddistinguono il nostro tempo – continua la dott.ssa Maltoni – ovvero stress e vita sedentaria, hanno una notevole influenza. Per una persona di mezza età, fare un po’ di attività fisica due-tre volte la settimana varrebbe più di ogni medicina. Ma spesso non si ha il tempo.” E allora ecco che arriva in soccorso un farmaco, rimedio sintetico ai cedimenti del nostro organismo.

A partire dal cuore, la cui cura porta via con sé poco più di un quarto della spesa farmaceutica totale nazionale (privata e pubblica, esclusa quella per farmaci erogati direttamente dalle strutture ospedaliere). Abbondano ipertensione e altre malattie cardiovascolari, e con loro l’utilizzo di farmaci per curarle. Non a caso, tra i primi 30 principi attivi prescritti, acquistati in farmacia e rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), più della metà cercano di curare queste patologie. Non sempre vi riescono. Non sempre, infatti, l’efficacia della medicina è assicurata al 100%. “E’ vero. Mentre per alcuni farmaci, penso agli antibiotici, la percentuale di successo della terapia è molto elevata, per altri è molto più bassa, e dipende da vari fattori.” Nel dubbio, meglio “rischiare”. Ma il cuore non è l’unico organo a dare pensieri.

Anche stomaco e intestino fanno tribolare gli italiani, tanto che i farmaci gastrointestinali sono secondi nella lista dei più consumati e dei più venduti. Seguono a ruota, per consumo, i farmaci ematologici – l’acido acetilsalicilico resta il principio attivo più venduto – e quelli del sistema nervoso centrale. Per tutti questi, consumi in aumento rispetto all’anno precedente, con tassi di crescita (in quanto a dosi giornaliere prescritte ogni 1000 abitanti) che vanno dall’8% per i farmaci cardiovascolari e per quelli del sistema nervoso centrale, all’11% per i farmaci gastrointestinali, fino a più del 12% per quelli ematologici. Situazione analoga a quella nazionale nella Asl di Modena, con aumenti rispettivamente del 6%, del 7%, del 14% e del 7,5%.

Impresso a margine in questo quadro di spese e consumi, un dettaglio non deve però sfuggire: l’utilizzo di farmaci equivalenti. Basati su principi attivi non più coperti da brevetto, questi farmaci sono qualitativamente equivalenti ai corrispondenti “gemelli” di marca, ma costano meno (un esempio è il nimesulide, equivalente del più noto Aulin). Ciononostante, benché in aumento, il mercato dei farmaci a brevetto scaduto rappresentava nel 2006 solo il 25% delle quantità prescritte e rimborsate dal SSN, corrispondente al 13,7% della spesa. Nella Asl di Modena il dato era un po’ superiore, pari al 30,7%. Ancora poco, se si considerano le possibilità di risparmio in termini di spesa. “Purtroppo – chiude la dott.ssa Maltoni – se il medico scrive sulla ricetta il nome della specialità, e non invece quello del principio attivo, il farmacista non può cambiare la prescrizione. Inoltre vi è una certa diffidenza da parte della gente, abituata ad acquistare i farmaci di marca.”

Un’abitudine da cambiare, se non altro per spendere meno, individualmente e collettivamente, visto che il 75% della spesa farmaceutica, compresa quella per farmaci erogati direttamente dalle strutture sanitarie, è sostenuta dal Sistema Sanitario Nazionale. In quanto ai consumi in crescita, poi, l’importante è fare attenzione. Ricordarsi sempre che farmaco deriva dal greco phármacon. Che significa medicina. Ma anche veleno.

Quando l’uso è abuso

Nel 2006, su 445 pazienti in carico al Sert di Modena, 7 vi si sono rivolti per dipendenza da abuso di farmaci. “3 per benziodiazepine (farmaci ansiolitici che più di tutti sono a rischio dipendenza) e 4 per altri oppiacei”, ci spiega il dott. Claudio Ferretti, responsabile della struttura. “Poi ve ne sono stati altri 11 per uso secondario, ossia conseguente ad un’altra forma di dipendenza, prima fra tutte quella da droghe. C’è un’associazione, infatti, tra uso, per esempio, di eroina e benzodiazepine: quando il tossicodipendente va in crisi di astinenza, è agitato, trema, e tende ad abusare di tranquillanti per contrastare gli effetti della crisi.”

La dipendenza è un rischio di tutti gli psicofarmaci? “Se si assumono per periodi prolungati o a dosaggi superiori a quelli prescritti, gli stessi farmaci che vengono usati normalmente per dormire, come il Tavor, possono creare un’abitudine, fino a una vera dipendenza. Vanno quindi assunti con moderazione e sotto stretto controllo. Inoltre, va considerato che alcuni psicofarmaci hanno un effetto soggettivo piacevole, di benessere, che può portare all’assunzione del farmaco anche in assenza di reale necessità, spianando la strada a una dipendenza. Nel nostro piccolo stiamo molto attenti.”

Ma funzionano davvero questi farmaci? E perché sono così diffusi? “Certo, hanno un effetto reale, producono un meccanismo chimico accertato che non è frutto solo di suggestione, benché l’effetto placebo migliori comunque l’efficacia della terapia. Per questo la gente ne fa molto uso, ormai quotidianamente. L’impressione è che l’utilizzo degli psicofarmaci, a Modena come in altre realtà molto dinamiche, aiuti a sostenere ritmi frenetici.”

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