Tutor, educatori e insegnanti. Luci e ombre dell’inserimento scolastico di ragazzi disabili.

di Andrea Solieri

Uno stanziamento di 705mila euro per sostenere l’inserimento scolastico dei 1544 alunni portatori di handicap e degli oltre 11mila stranieri iscritti alle scuole (d’infanzia, elementari, medie e superiori) della provincia di Modena. Soldi assegnati alla Provincia dalla Regione, che saranno ripartiti fra i vari istituti sulla base del numero di iscritti (ogni alunno portatore di handicap o straniero ne vale tre).

“La filosofia – ci spiega l’assessore provinciale all’Istruzione e alla Formazione professionale Silvia Facchini – è questa: la Regione e la Provincia sostengono il diritto allo studio di alunni con handicap e di stranieri con contributi volti a finanziare progetti formativi e di integrazione, che le scuole elaborano organizzandosi in rete per distretto di appartenenza (Carpi, Mirandola, Modena, Sassuolo, Pavullo Vignola, Castelfranco).” Oltre che attività e supporti didattici specifici per utenti portatori di handicap, ogni progetto prevede l’affiancamento a ciascun alunno di un educatore socio-assistenziale o di un tutor (solo alle superiori).

Ragazzi giovani, in genere laureandi o neolaureati, che sfruttano l’opportunità lavorativa per mantenersi durante gli studi o nel primo periodo post laurea. Persone con una formazione medio alta, perciò, ma prive di quelle competenze, psicologiche e relazionali in primis, richieste dalla specificità del lavoro. Un problema non da poco, in particolare per quanto riguarda i tutor.

TUTOR. Assunti (con contratti a progetto o di collaborazione, o addirittura con false borse di studio) e stipendiati direttamente dagli Enti locali, nessuno si cura della loro formazione. “Siamo abbandonati a noi stessi, forse perché c’è bisogno di personale, e quindi chi si offre viene preso e messo lavorare pur senza avere la necessaria competenza”, sostiene Bernardo, tutor da due anni in un istituto di Modena, con in tasca una laurea in Lettere. “L’anno scorso è stato fatto solo un corso di formazione. Ma a Milano, e per di più a metà anno. Non credo sia sufficiente, visto che sono diverse le problematiche che si presentano quando si lavora con questi ragazzi, a partire da quelle che riguardano il semplice rapportarsi con loro.” Per il resto, “credo sia un fatto molto positivo che siano previste figure come quella del tutor o dell’educatore, perché questi ragazzi hanno molto bisogno di relazionarsi con altre persone.” Diversa, ma non meno problematica e stridente, la situazione degli educatori.

EDUCATORI. In questo caso, il Comune non paga direttamente le persone, ma stipula accordi e convenzioni con cooperative sociali che operano nel settore handicap e socio educativo. Sono loro, le cooperative, che assumono (con contratti a tempo determinato e indeterminato), formano, e stipendiano gli educatori che prestano servizio nelle scuole. Fianco a fianco con gli insegnanti di sostegno ministeriali. Con i quali condividono ambiente e attività di lavoro, ma non riconoscimento, né economico nè sociale – basti pensare che gli insegnanti di sostegno sono assimilati, per trattamento, agli insegnanti curriculari, il che non vale per gli educatori, per i quali non è previsto alcuno scatto di carriera, né riposo settimanale, etc. Una differenza, questa, motivata dalla differente specificità delle due figure, cui attengono compiti diversi, seppur complementari: gli uni (gli insegnanti di sostegno) dovrebbero occuparsi della didattica, gli altri (gli educatori) dell’assistenza alla persona. Se così fosse, nessun problema.

Nella realtà dei fatti, tuttavia, si verifica una sovrapposizione dei ruoli e dei compiti, che non è però accompagnata da una equiparazione di trattamento. Una situazione che crea malumore tra gli educatori, costretti a svolgere compiti che non gli sono propri e per i quali non viene loro riconosciuto uno stipendio adeguato; e difficoltà di gestione dei rapporti per gli insegnanti di sostegno, che pure non hanno colpe, e anzi riconoscono la stortura del sistema. “E’ vero”, conferma Vittoria Brandi, insegnante di sostegno a Modena. “Molte volte educatori e insegnanti fanno le stesse cose: entrambi si concentrano sulla didattica. Certo, se il rapporto tra le due figure è buono, e il caso lo consente, basta chiarirsi e dividersi i compiti, ma questo dipende molto dalle persone e dalla relazione che si crea. Ci sono casi – quando cioè il ragazzino o la ragazzina da seguire ha un handicap molto grave – che forzano la situazione ad essere come dovrebbe: la didattica all’insegnante di sostegno, l’assistenza (negli spostamenti, nelle attività, nelle relazioni, etc) all’educatore. Ma non è la regola, e il problema resta. I soldi non bastano mai, e così si preferisce prendere un educatore. Che costa meno.”

Costa meno, certo. Ma chi ne fa le spese?

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