Oggi il mio odio va a Daniela Santanchè. Candidata della Destra, vuole ridare l’Italia agli italiani (così recita lo slogan della sua campagna elettorale). Con parole sue: “sbattere fuori a calci nel culo gli extracomunitari”. Si esprime così, fuori dai denti. E’ la voce del popolo, dice. Anche se non chiarisce quale. Di certo, è la voce dei “suoi” ragazzi. “I ragazzi dell’amore, che studiano, che si impegnano. Quelli che la notte mettono i volantini, gli stessi che hanno fatto l’assalto alla casa del Grande Fratello. Vorrei che mio figlio fosse un giorno uno di loro. Passionale, estremo nei suoi comportamenti. Come questi giovani. Ce ne fossero. Come dice? Picchiano? Lei non li conosce. Sono giovani ricchi di valori.” Sembra che parli di assistenti sociali, volontari che accudiscono malati terminali, geni (incompresi) della nostra meglio gioventù. Eppure si riferisce a ragazzi che pestano i negri, i froci, i comunisti; che nei loro famosi volantini, si ritraggono vestiti da gerarchi. Sono i ragazzi della Fiamma. I “suoi” ragazzi, appunto. Parla la loro stessa lingua, si esprime come loro. Ma lei è così, diretta, sanguigna. “Parlo come mangio”, dice. Dalle stronzate che le escono dalla bocca, si direbbe si cibi di merda. Ecco allora perché la odio: perché è una razzista sboccata, una fascista nostalgica, una pseudo femminista. Una persona in più di cui il popolo farebbe volentieri a meno.
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