Tre giorni, tre notizie. Un solo pensiero: ahi, povera Italia.
1. Irlanda: il primo ministro annuncia le sue dimissioni perché sospettato di avere ricevuto tangenti nei primi anni Novanta.
2. Turchia: il partito di governo sarà processato per “attività antilaiche” per provvedimenti che minano il principio di secolarità, sancito dalla costituzione turca.
3. Zimbawe: il presidente uscente Mugabe rifiuta la sconfitta alle elezioni, e cerca di ritardare il verdetto bloccando la commissione elettorale che deve annunciare i risultati.
***
Le riflessioni che queste tre brevi notizie stimolano sulla situazione italiana sono evidenti. I nessi sono immediati, amari, stridenti. Mentre in Irlanda un primo ministro si dimette perchè sospettato di corruzione, in Italia lo stesso reato (accertato), così come reati analoghi, risulta titolo preferenziale per governare il Paese. Mentre in Turchia, nazione spesso tacciata di fondamentalismo islamico, la Cassazione difende la Costituzione e la laicità dello Stato anche contro il partito di governo, in Italia non si fa una legge senza l’approvazione del Papa, e guai a chi parla di stato confessionale.
Per trovare analogie, e non differenze, con l’Italia, dobbiamo andare in Zimbawe, dove un presidente uscente fa di tutto per non riconoscere la propria sconfitta. Su questo punto vorrei soffermarmi due righe di più. Il primo pensiero che ci attraversa la mente leggendo la notizia è infatti quello di Berlusconi che grida ai brogli nel 2006 (lo fa tutt’ora, sono passati due anni…), sostiene un sostanziale pareggio, proclama la vittoria al Senato. Ovvio. Ma già in precedenza era successo qualcosa di analogo, e forse peggiore.
2005, elezioni regionali. L’Unione vince in 12 Regioni su 14, strappandone 6 alla Casa della Libertà. Una sconfitta clamorosa per il centrodestra, coalizione di governo. Bisogna nascondere la portata dell’evento, e ritardarne l’annuncio il più possibile. I vertici di Mediaset e Rai, compresi direttore generale e direttori di Rai1, Tg1 e Tg2, sono chiamati alle armi. Ci sono intercettazioni che palesano l’attività coordinata delle due aziende nel fare l’interesse del centrodestra. L’interesse di Mugabe, pardon: di Berlusconi, a ritardare il verdetto elettorale. Con un’arma in più: i mezzi di informazione, i propri e quelli pubblici. Che poi, finchè c’è lui in circolazione, sono la stessa cosa. Nessun conflitto di interessi, ci mancherebbe: lavorano entrambi per lui. (Ma non va detto. Non ora, in campagna elettorale, o Veltroni perderà. E chissà che mezzi userà lui per non farcelo sapere. C’è chi dice l’aereo, per scappare laggiù, in Africa.)
Ahi, povera Italia
Tre giorni, tre notizie. Un solo pensiero: ahi, povera Italia.
1. Irlanda: il primo ministro annuncia le sue dimissioni perché sospettato di avere ricevuto tangenti nei primi anni Novanta.
2. Turchia: il partito di governo sarà processato per “attività antilaiche” per provvedimenti che minano il principio di secolarità, sancito dalla costituzione turca.
3. Zimbawe: il presidente uscente Mugabe rifiuta la sconfitta alle elezioni, e cerca di ritardare il verdetto bloccando la commissione elettorale che deve annunciare i risultati.
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Le riflessioni che queste tre brevi notizie stimolano sulla situazione italiana sono evidenti. I nessi sono immediati, amari, stridenti. Mentre in Irlanda un primo ministro si dimette perchè sospettato di corruzione, in Italia lo stesso reato (accertato), così come reati analoghi, risulta titolo preferenziale per governare il Paese. Mentre in Turchia, nazione spesso tacciata di fondamentalismo islamico, la Cassazione difende la Costituzione e la laicità dello Stato anche contro il partito di governo, in Italia non si fa una legge senza l’approvazione del Papa, e guai a chi parla di stato confessionale.
Per trovare analogie, e non differenze, con l’Italia, dobbiamo andare in Zimbawe, dove un presidente uscente fa di tutto per non riconoscere la propria sconfitta. Su questo punto vorrei soffermarmi due righe di più. Il primo pensiero che ci attraversa la mente leggendo la notizia è infatti quello di Berlusconi che grida ai brogli nel 2006 (lo fa tutt’ora, sono passati due anni…), sostiene un sostanziale pareggio, proclama la vittoria al Senato. Ovvio. Ma già in precedenza era successo qualcosa di analogo, e forse peggiore.
2005, elezioni regionali. L’Unione vince in 12 Regioni su 14, strappandone 6 alla Casa della Libertà. Una sconfitta clamorosa per il centrodestra, coalizione di governo. Bisogna nascondere la portata dell’evento, e ritardarne l’annuncio il più possibile. I vertici di Mediaset e Rai, compresi direttore generale e direttori di Rai1, Tg1 e Tg2, sono chiamati alle armi. Ci sono intercettazioni che palesano l’attività coordinata delle due aziende nel fare l’interesse del centrodestra. L’interesse di Mugabe, pardon: di Berlusconi, a ritardare il verdetto elettorale. Con un’arma in più: i mezzi di informazione, i propri e quelli pubblici. Che poi, finchè c’è lui in circolazione, sono la stessa cosa. Nessun conflitto di interessi, ci mancherebbe: lavorano entrambi per lui. (Ma non va detto. Non ora, in campagna elettorale, o Veltroni perderà. E chissà che mezzi userà lui per non farcelo sapere. C’è chi dice l’aereo, per scappare laggiù, in Africa.)
6 Aprile 2008
Categorie: 4. commento . Tag:berlusconi, conflitto d'interessi, elezioni, informazione, mediaset, mondo, politica, rai, veltroni . Autore: As
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