La speranza è l’ultima a morire. Ma muore.

immagine tratta da megachip.info

Ho atteso fino ad oggi. Fino all’ultimo. Sperando che avrebbe, almeno in extremis, detto “qualcosa (davvero) di sinistra”, che si sarebbe pronunciato nettamente sul conflitto di interessi, sulla libertà di informazione, sulla giustizia. Sui temi, insomma, che i girotondini prima, i grillini (in forme e modi differenti) poi, avevano portato all’attenzione dell’opinione pubblica, sollevando una questione civile di democrazia, tanto fondamentale quanto colpevolmente trascurata. Una questione di libertà - quella vera, non quella del “Facciamo un po’ come cazzo ci pare” propugnata dal “principale esponente dello schieramento a me avverso”. Invece, silenzio.

Al contempo, ho atteso fino all’ultimo che dimostrasse di essere diverso da quel che è sempre stato: un “piazzista”, come lo definì Montanelli, un “jester”, come lo ha definito di recente The Economist. Basta battute da Bagaglino, basta elogio dell’evasione fiscale, basta autocelebrazione. Basta con la minaccia del pericolo comunista, con i brogli, le menzogne. E basta con il falso vittimismo del tipo “le mie aziende sono sempre state penalizzate da tutti i governi”. “la stragrande maggioranza della stampa è di sinistra”, “le mie televisioni sono le mie principali oppositrici”, “Sono l’editore più liberale della storia”. Insomma, basta con le cazzate. Invece, non è bastato.

In silenzio voterò per il primo, contando che le parole non dette trovino voce nei fatti. E sperando, fino all’ultimo, che il Paese non faccia la cazzata di ascoltare il secondo.

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Sul silenzio di Veltroni

Perché Veltroni ha taciuto su conflitto di interessi e pluralismo televisivo? Per lo stesso motivo per cui non ha mai nominato Berlusconi: annullare l’avversario. Se non affronti temi che lo riguardano in prima persona, non lo coinvolgi in uno scontro frontale. Se non lo nomini, non esiste. Nient’altro che una strategia comunicativa, quindi. Resasi necessaria dalla riscontrata necessità di uscire dal labirinto in cui è stata chiusa negli ultimi 14 anni la sinistra italiana: l’antiberlusconismo. Veltroni e il suo staff avranno fatto dei sondaggi, e saranno giunti alla conclusione che nel Paese è diffusa, soprattutto tra gli indecisi, la percezione di una sinistra priva di contenuti, capace solo di stringersi intorno alla minaccia del pericolo Berlusconi. E di conseguenza hanno scelto di correre da soli, senza alleati e senza quel nemico. Per farlo, hanno dovuto pagare dazio: non essere più sinistra, e non essere più, paradossalmente, portatori di valori democratici. Perché quello che loro chiamano antiberlusconismo, per quanto possa essere visto dalla gente comune in questi termini spicci e distorti, è in realtà una questione basilare di democrazia. Il controllo dei mezzi di informazione non è compatibile con la corsa a cariche politiche e di governo. E’ evidente che crea una distorsione nella competizione elettorale e, in ultima istanza, nella forma democratica di un Paese.

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Sulle parole di Berlusconi

Perchè Berlusconi non è cambiato, ed ha condotto una campagna elettorale identica alle sue precedenti, con battute, bugie e minacce? Perché il suo popolo lo vuole così: ricco, scaltro, cazzone. Non importa l’etica, non importa la serietà, non importa la civiltà. Ciò che conta è solo lui, il nostro presidente. Meno male che Silvio c’è.

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Conclusione

Mentre Berlusconi si è rivolto solo al suo elettorato, Veltroni ha indirizzato buona parte della sua campagna elettorale a convincere a votare per lui l’elettorato indeciso: quello che a priori non è né contro nè pro Berlusconi, quello cattolico moderato ma non integralista, quello indeciso ma non qualunquista. Così facendo, Veltroni ha trascurato la componente più radicale della sinistra, che sarà tentata di dare il proprio voto alla Sinistra Arcobaleno. Probabilmente, fatti due conti, ha valutato che il gioco valeva candela, che saranno poche le persone di sinistra che daranno, legittimamente e comprensibilmente, un voto ideologico ed emotivo, anziché razionale. Per le altre, avrà pensato, prevarrà una fredda lucidità politica. Forse. Probabilmente, tuttavia, non sarà a lui che molti daranno il proprio voto. Ancora una volta, infatti, voteranno contro Berlusconi e la sua impresentabile squadra neroverde.

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