Domani andrà peggio. Lettere da Palestina e Israele 2001-2005, Amira Hass, Fusi orari, 2005

“Due auto, l’una contro l’altra, bloccate nella sabbia e incapaci di muoversi. Le ruote girano a vuoto, schizzando sabbia tutt’intorno e affondando sempre di più. Questa è oggi la situazione di israeliani e palestinesi.”

Corrispondenze da Israele e Palestina di Amira Hass negli anni della Seconda Intifada. La cronaca quotidiana della “catastrofe di routine” che mina la vita di israeliani e palestinesi nella Striscia di Gaza e nei Territori occupati, risultato della politica di chiusure di Israele e dell’indifferenza dell’Autorità palestinese.

Non solo il preciso resoconto del “silenzioso stillicidio di morti civili”, di incursioni e bombardamenti, ma anche la dura realtà del coprifuoco, degli sgomberi forzati, della povertà indotta dai blocchi, degli attentati suicidi. Descritti con l’occhio della cronista, e analizzati con lo spirito dell’osservatore terzo, benché parte in gioco. La strategia di colonizzazione di Israele e le divisioni della resistenza palestinese, la distorsione della realtà ad opera dei media e l’amara verità raccontata dalla voce dei protagonisti.

Infine, ma prima di tutto, proprio loro, i protagonisti, involontari e disgraziati, con la loro umanità e le loro contraddizioni. Gli israeliani, che consapevolmente rifiutano di sapere come il proprio Governo regola i conti con il “terrorismo”, e i palestinesi, in bilico tra ricerca di una parvenza di normalità e la “tentazione di lasciarsi dettare la vita sociale, spirituale e culturale dal restringimento degli orizzonti imposto dall’esterno”. Quell’Quell’esterno chiuso, nemico, che non consente progetti né futuro. In cui “i giovani – o almeno molti di loro – pensano alla morte come a un’opzione realistica”.

***

Amira Hass, unica giornalista israeliana che ha scelto di vivere nei Territori occupati, descrive l’insostenibile situazione dei palestinesi determinata dalla politica colonialista e segregazionista di Israele. Lo fa con la semplice e travolgente forza dei fatti, che, messi in fila uno dopo l’altro, soli descrivono la situazione.

Il pregio di questo libro, oltre che nelle lucide analisi della giornalista, sta proprio in questo: nell’offrire un quadro d’insieme attraverso singole situazioni, che si ripetono però giorno dopo giorno. Ciò che manca all’informazione quotidiana, frammentaria e disattenta alla normalità, anche quando questa sia, come è il caso della Palestina, “una routine di catastrofi”.

Sempre completa nell’informazione, Amira Hass non è mai trascurata nel suo lavoro, nonostante le insidie che comporta l’essere giornalista e israeliana in Palestina. “Non voglio diventare un’ennesima arma nelle mani di questa macchina di dominio. Devo sempre cercare di trovare un equilibrio tra la mia fedeltà alla deontologia professionale e il vero obiettivo del giornalismo: sorvegliare – non aiutare - centri di potere.”

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