Corsi e ricorsi della storia (italiana)

Scacco alla Rai. Il Potere politico sull’informazione televisiva”. Correva l’anno 2006, quando con questa tesi conseguivo la laurea. Era l’ultimo anno di governo Berlusconi. Realizzare allora una tesi del genere rischiava di apparire, per certi versi, anacronistico. All’orizzonte, la vittoria del fu centrosinistra avrebbe cambiato la situazione: niente più conflitto di interessi, niente più controllo da parte di una sola persona delle sei maggiori reti nazionali (RAI e Mediaset, insieme, raccolgono: l’88,8% degli ascolti, il 93,2% del mercato della raccolta pubblicitaria televisiva, l’ 81,1% del mercato del broadcasting analogico, il 91% del mercato delle infrastrutture per la trasmissione del segnale tv. Anno: 2003. Fonte: Autorità garante della concorrenza e del mercato).

Avevo analizzato i provvedimenti (leggi e decreti) e gli escamotage (termini ambigui, rinvio a tecnologie future) per legittimare ex post  e sanare una situazione “di mera occupazione di fatto delle frequenze”, riconosciuta incostituzionale dalla Corte costituzionale, ostativa al pluralismo dell’informazione da parte dell’Autorità garante delle comunicazioni, lesiva della concorrenza da parte dell’Autorità garante del mercato. Avevo letto, sui relativi bilanci d’esercizio, Rai e Mediaset farsi beffa dei provvedimenti presi nei loro confronti, non stanziando esplicitamente, e motivatamente (Rai: “non ricorrendone i presupposti”, Mediaset: “considerando remota la possibilità che la sanzione si consolidi”), fondi ad hoc per corrispondere alle sanzioni pecuniarie.

Avevo fatto tutto questo scientificamente. Ma un po’ in ritardo, pensavo.

Invece siamo punto.
E a capo.

***

Riporto alcuni estratti da rapporti ufficiali di autorità internazionali riguardanti il pluralismo dei media e il conflitto di interessi. A passata, presente e futura memoria.

30 gennaio 2003, Consiglio d’Europa, Rapporto annuale sulla libertà di espressione in Italia: [...] In Italia il conflitto d´interessi potenziale tra le funzioni politiche che esercita il sig. Berlusconi e gli interessi privati di quest’ultimo nell’economia e nei media costituisce, se non saranno adottate chiare misure di salvaguardia, una minaccia per il pluralismo dei media e un cattivo esempio alle giovani democrazie.

22 aprile 2004, Parlamento europeo, Risoluzione sui rischi di violazione, nell’UE e particolarmente in Italia, della libertà di espressione e di informazione: [...] rileva pertanto che il sistema italiano presenta un’anomalia dovuta a una combinazione unica di poteri economico, politico e mediatico nelle mani di un solo uomo, l’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri italiano e al fatto che il governo italiano è, direttamente o indirettamente, in controllo di tutti i canali televisivi nazionali.

10-11 giugno 2005, Commissione di Venezia (Commissione europea per la democrazia attraverso il diritto), Conclusioni del parere richiesto dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa sulla compatibilità delle leggi italiane Gasparri e Frattini con gli standard del Consiglio d’Europa in materia di libertà di espressione e pluralismo dei media: [...] La Legge Frattini prevede unicamente l’esistenza di un’incompatibilità generale tra l’amministrazione di un’azienda e il fatto di ricoprire una carica di governo, ma non tra la semplice proprietà di un’azienda e l’incarico politico. Eppure, questo sembra essere in Italia l’aspetto più importante del conflitto di interessi, quello cioè che ha in realtà resa necessaria l’adozione di una legge. Quindi, la Legge Frattini dovrebbe fornire una soluzione adeguata a questo problema. [...] La Commissione è del parere che la Legge Frattini abbia poche probabilità di esercitare un impatto significativo sull’attuale situazione italiana.

2004, Freedom House, Freedom of the press: Berlusconi’s substantial family business holdings control the three largest private television stations and one newspaper, as well as a significant portion of the advertising market. As prime minister, he is able to exert influence over public service broadcaster RAI as well, a conflict of interest that is one of the greatest in the world.

2005, Freedom House, Freedom of the press: [...] A long awaited conflict of interest bill, which was intended to resolve the contradictions between Berlusconi’s private business and his role as prime minister, was passed in July. Although the bill limits the managing control politicians have over their holdings, it does not bar them from owning companies. As a result, the bill, which was criticized as being toothless by critics, will have little impact on Berlusconi’s media empire.

7 giugno 2005, Osce (Organizaticon for Security and Cooperation in Europe), Visit to Italy: the Gasparri law. Observation and recommendation: [...] During the previous and present tenures of Mr Silvio Berlusconi as Prime Minister of Italy, the country’s high media concentration was complemented with an unresolved conflict of interests. His family is the owner of Fininvest Holding, which owns a large part of Mediaset, which in turn fully owns the Publitalia advertisement enterprise. In a democracy, it is incompatible to be both in command of news media and to hold a public post. [...] Rather, this is a conflict between political and business interests in combination with shaping public opinion. [...]

No Comments Yet

Non c’è ancora nessun commento.

Commenti RSS TrackBack Identifier URI

Lascia un commento

You must be logged in to post a comment.