Giochi di ruolo
Siamo arrivati all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv alle 3 e 30 di mattina. Prima di ritirare il bagaglio, un’ ora di fila al controllo passaporti, poi il faccia a faccia. Qual è il motivo del vostro viaggio? Dove andate? Quanto state? Un mese a Gerusalemme? Dove dormite? Al Jerusalem Hotel? Avete la prenotazione? E avete un programma? E cosa andate a fare a Tel Aviv? E cosa ci fa il tuo amico a Tel Aviv? E come si chiama il tuo amico che sta a Tel Aviv? E avete abbastanza soldi? Quanti? Terzo grado. Tuttavia eravamo preparati, e temevo peggio, invece solo una scocciatura. Per intimorire e disincentivare le visite in Palestina. La poliziotta sa che andremo là, che non staremo cinque settimane a Gerusalemme. Noi mentiamo, con il nostro inglese artificiosamente traballante. Lei lo sa, e ci lascia fare.
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Nel tragitto fino a Ramallah (sherut da Tel Aviv a Gerusalemme e service – sherut in arabo – da Gerusalemme a Ramallah con il numero diciotto) dormo, anche se vorrei tenere gli occhi bene aperti, come ogni volta che sbarco in un posto nuovo. All’arrivo, nella piazza dei leoni, Enrico.
Ci porta a casa. L’appartamento è grande, fresco, con una terrazza chiusa fantastica. Dormiamo. Mangio, Enrico ed Elena al tavolo con me già sazi. Camilla, invece, sarà ancora a letto quando io ed Enrico torneremo dalla spesa. Pasta, latte, frutta, verdura, hummus. Non capisco una parola di arabo. Alla terza volta che dico “Eh?”, mi sento uno stupido. E se non lo sono, lo nascondo molto bene. Ma la gente capisce, e non infierisce.
Daoud, 23 anni, arabo cristiano, architetto, viene a casa. Con lui andiamo a comprare le vernici per domani – dovremo dipingere le fermate dell’autobus di EA. Bambini giocano a pallone dietro un’insegna con dei fiori accanto. Nel cartellone, sullo sfondo Arafat, il volto di un martire. E’ il primo, non è l’unico, né il più giovane. Segnali dal conflitto.
La sera, fresca ed areata, al Sangria – locale che a Modena sarebbe troppo. Volti e prezzi da occidentali. Solo stasera, ci diciamo. Non siamo qui per questo, e questo non ci interessa, comunque. A domani.
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