Fratelli e sorelle
Passiamo la mattina ad Ein Arik. Dovevamo completare la pittura delle panchine, ma non è arrivato il colore. E’ arrivato invece Ahmed, in tempo per tornare a casa deluso. Odio queste cose. Creare aspettative e, puntualmente, deluderle. Ne approfittiamo per andare a trovare i due fratelli e le sette sorelle dossettiane al convento. Luca ci accoglie calorosamente, seguito da Giovanni Mario. Ci invitano a pranzo, appuntamento alle 13, dopo la preghiera. Da molto non vado in chiesa, e il fatto che la litania sia in arabo non mi spinge a tornarci ora. Sarà per la prossima volta. Pranzo separati, uomini con uomini e donne con donne. Elena è allibita alla mia domanda: perchè? Mistero della fede.
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Sa’ad, insegnante agricoltore
Pomeriggio ancora ad Ein Arik. Ci incontriamo presso la sede del village council per fare conoscere Sa’ad, coltivatore biologico di Ramallah, e i capi scout che da lunedì terranno il campo estivo con i bambini. Sa’ad ha inventato un sistema per rimescolare il compost, e ne sta progettando uno per coinvolgere i bambini: loro pedalano, il compost si rimescola. Alla riunione, presenti Daoud, Mahmoud, e il cugino di Daoud. Per me, parlano arabo. Dopo quasi due ore sono stremato. Ma contento perchè l’incontro ha dato i suoi frutti: in attesa di partecipare al progetto di Overseas del prossimo anno, Sa’ad terrà già la prossima settimana alcune lezioni agli scout. Per chiarezza: qui ad Ein Arik, gli scout non sono solo cattolici, ma provengono da tutte le religioni. E così i loro capi.
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Storia di Umm Mahmud
Scaliamo la ripida salita lungo cui si dipana il campo profughi di Ein Arik, e raggiungiamo la casa di Umm Mahmud. Elena vuole coinvolgerla nelle attività di piantumazione che dovrebbero iniziare la prossima settimana. Siamo accolti, come sempre, con grande calore, e invitati ad accomodarci. E inizia la storia. Umm Mahmud è una bella e intraprendente donna di 36 anni. Nata e cresciuta al campo di Qalandia, quando si è sposata, a 15 anni, è venuta a vivere ad Ein Arik. Dopo una parentesi in città santa, la seconda intifada l’ha riportata qui, dove vive con il marito e i suoi sette figli. Cui ha dedicato tutta la sua esistenza, fino a qualche anno. Annoiata e insoddisfatta, ha scelto d cambiare. Si è iscritta all’Università, e ora è insegnate di inglese. Adora l’inglese, divora libri in inglese. Ne parla come se fosse la lingua più bella del mondo. Ora è felice, lo ripete più volte. Sta preparando un campo estivo per i bambini di un villaggio vicino, è pagata 500 euro al mese per questo. I soldi servono. Per garantire un’istruzione ai suoi figli. Devono essere indipendenti, imparare a cavarsela da soli. Per questo, ha già rifiutato due proposte di matrimonio per le figlie maggiori. Naturalmente, Umm Mahmud si assume la responsabilità di coinvolgere i vicini nella pulizia del terreno e nella piantumazione degli alberi.
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