Passiamo la mattina all’internet point. La tecnologia ci ammazzerà, ma intanto ci fa respirare boccate d’amore.
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Il pomeriggio è alla scoperta di Ramallah, e dei suoi abitanti. Prima tappa, il conservatorio. Incrociamo un ragazzo, chiediamo indicazioni, ci accompagna. Non sarà l’unico così gentile e disponibile. Entriamo, curiosiamo, facciamo domande e riceviamo attenzione. Camilla acquista due cd, è una fanatica delle sonorità etniche. Ringraziamo, salutiamo. Ci dirigiamo verso il suq. Delusione. Voci – urla – e colori nella zona frutta e verdura, il resto è mercato del lunedì di Modena. Ci aspetta la Mukata. Quartier generale di Arafat prima della sua morte, ora accoglie la sua tomba, feticcio per fedeli alla linea e turisti. Per raggiungerla, chiediamo informazioni e ne ricaviamo un passaggio. Per lasciarla – giusto il tempo degli scatti di rito – chiediamo informazioni e ne ricaviamo una piacevole compagnia. Prima di rientrare a casa, ancora un incontro. Moheeb, fotografo e giornalista palestinese. Un personaggio, lo avevamo visto prima al coffe shop. Ascolta i Modena City Ramblers, conosce Umberto Eco, Calvino, Moravia. Al G8 era a Genova, quando hanno ammazzato Carlo Giuliani. Sostiene che era suo amico. Con lui, Maria. Un passato da volontaria, ha lasciato all’ennesima richiesta di soldi “in cambio” del suo aiuto Non sopporta che la cooperazione e il volontariato siano business. Studia letteratura palestinese. Ramallah non è tranquilla come crediamo. La notte i militari arrivano con le camionette, e prelevano chi cercano. A Ni’lin, nei gironi scorsi, una manifestazione pacifica contro il muro si è conclusa con feriti e arrestati. Moheeb mi mostra la foto di un ragazzo ferito, e ci saluta con Guccini.
Ancora nessun commento.
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